• Paulo Malo Intervista
  • Maurizio Ciatti
(Articolo a cura di Pierluigi Altea per la rivista "Il Dentista Moderno", Settembre 2017)
La forza dirompente dell'innovazione

Il padre della tecnica All-on-4®, il protocollo che ha rivoluzionato il modo di trattare i pazienti edentuli, racconta com’è arrivato, grazie a un approccio critico nei riguardi della scienza, a mettere in discussione le nozioni unanimemente accettate dalla comunità scientifica, e ad aprire nuove strade all’implantologia.

Per portare avanti le sue idee, nate da una fervida inventiva, ha lottato come un leone: contro i pregiudizi che sovente accompagnano le grandi innovazioni, ma anche contro la comunità scientifica degli odontoiatri di tutto il mondo, fin troppo omologata alle idee dominanti. Per farlo, forse s’è servito dell’esempio che per molti anni ha avuto sotto gli occhi, quello dei leoni veri che vivono nella savana africana, dove lui stesso è nato e ha trascorso la giovinezza. Figlio di un cacciatore professionista, Paulo Malo, infatti, padre della tecnica All-on-4®, nel 1975, a causa della guerra civile scoppiata in Angola, va a vivere in Sud Africa, dove si trasferisce la sua famiglia: qui studia biologia marina, fisica nucleare e medicina. In seguito, si trasferisce in Portogallo. Avrebbe voluto fare il neurochirurgo, ma l’insistenza di alcuni suoi familiari, dentisti, lo spinge a riflettere sulla possibilità di intraprendere la via dell’odontoiatria.
Ed è proprio in un viaggio di ritorno da Ancona, dov’era giunto con la squadra di rugby portoghese dove militava, per disputare una partita contro la nazionale italiana, che decide di diventare dentista, occupandosi dapprima di ortodonzia, la disciplina esercitata dallo zio, poi di odontotecnica e infine di chirurgia e implantologia.
È quanto mi ha raccontato Paulo Malo a Varese, dove l’ho incontrato, lo scorso maggio, a margine di una Lectio Magistralis organizzata da Maurizio Ciatti, medico odontoiatra varesino, tra i primi in Italia ad avere applicato la metodica oggi chiamata “Malo Clinic Protocol” , che consente di riabilitare il paziente edentulo o con dentizione gravemente compromessa, con soluzioni poco invasive, ma anche meno costose di quelle classiche.

Dottor Malo, com’è nata l’idea della tecnica All-on-4®?
È nata sulla scia di un problema, quello di riabilitare con gli impianti i pazienti anziani che non potevano essere sottoposti all’innesto osseo. Iniziai a chiedermi se ci fosse un modo per trattare queste persone. Tutti mi dicevano che era impossibile, ma io non ci volevo credere. D’altronde, per mia natura sono curioso e per qualsiasi cosa ho bisogno di avere una spiegazione che mi soddisfi. Perché, per esempio, si dovessero usare 8-10 impianti per riabilitare un’arcata, nessuno me lo sapeva dire con precisione, perlomeno le ragioni dette non mi convincevano, forse anche a causa della mia formazione, dei miei studi in biologia e fisica: se qualcuno mi vuol far credere che per far muovere un’automobile ci vogliono 6 ruote, io dico che ne sono sufficienti 4, anzi solo 3.
Iniziai quindi a mettere in dubbio ogni cosa delle nozioni consolidate e condivise dalla comunità odontoiatrica e in particolare a chiedermi se era poi vero che servissero così tanti impianti. Riuscii a provare il contrario, ma se non si ha bisogno di così tanti impianti, allora non serve neppure così tanto osso e se non serve tanto osso, non abbiamo neppure bisogno dell’innesto. Capii subito che con meno impianti potevamo avere 12 denti e il limite per operare finì per essere l’osso da canino a canino. Poi, in seguito, quando il professor Branemark introdusse gli impianti zigomatici, questo limite fu anche superato.

Questa sua idea, fu accettata sin da subito dalla comunità scientifica?
No, affatto.

Perchè, secondo lei?
Perchè esistono due tipologie d'innovazione: l'innovazione logica, cioè consequienziale rispetto a una certa acquisizione tecnologica e l'innovazione dirompente che, a causa della novità che introduce, nell'immediato spesso è rifiutata. Un esempio d'innovazione logica è la tecnologia che ha permesso di inglobare nel telefonino altri dispositivi, come la macchina fotografica e la cinepresa: non ha creato problemi, è stata accolta senza alcuna resistenza, tuttavia se qualcuno oggi inventasse un telefonino così piccolo da essere impiantato sotto la cute, per esempio, con tutte le funzioni possibili, dalle chiamate alla carta d'identità, sino alla cartella sanitaria, molto probabilmente questa invenzione sarebbe rifiutata dalla maggior parte delle persone che però poi, alla fine, dopo che qualcun altro ne avesse provata l'efficacia, finirebbe per adeguarvisi.
L'All-on-4® ha avuto lo stesso destino, d'altronde le innovazioni proposte erano troppe e troppo spinte, perchè il protocollo prevedeva di usare solo 4 impianti, magari anche inclinati, effettuare il carico immediato e impiegare una struttura in acrilico, flessibile: davvero troppo in una volta sola, anche se poi col tempo queste novità sono state accettate.

Rispetto agli altri Paesi, l'Italia come s'è rivelata: progressista o conservatrice?
Una via di mezzo, certo non di mentalità chiusa come lo sono stati gli USA, ma anche Germania, Austria, Svizzera e Giappone, ma neppure aperta come l'Olanda, la Spagna e il Sud America. In Italia, inizialmente a interessarsi al mio protocollo fu un manipolo di odontoiatri, tra i quali proprio Maurizio Ciatti.

Quale sarà il futuro di questa metodica?
È una tecnica in continuo divenire, condizionata dai materiali che a loro volta, proprio in virtù della metodica, ricevono spinte verso l'innovazione. È dunque una tecnica dinamica, come lo sono tutte le tecniche chirurgiche: l'evoluzione attuale, invece, è negli impianti zigomatici e nelle protesi, grazie alla tecnologia digitale.

Che sta condizionando un po' tutta l'odontoiatria... Certo, e siamo solo all'inizio, con una trasformazione che per ora non è ancora visibile, ma nell'arco di una decina di anni la tecnologia digitale cambierà l'attività del dentista in modo radicale. Credo che nel prossimo futuro aumenterà sempre più il divario tra i professionisti che abbracceranno le novità e quelli che resteranno legati al passato, per i quali non ci saranno buone prospettive.
Alcune specialità tenderanno a sparire, mentre altre si svilupperanno in modo esponenziale, come l'implantologia e l'odontotecnica.

Per concludere: una curiosità, come considera l'odontoiatria italiana e che cosa le piace del nostro Paese?
In Italia si pratica un'odontoiatria molto raffinata, tra le più evolute al mondo, anche se, come in tutti i Paesi, accanto a ottimi dentisti si trovano anche proffessionisti meno validi.
Cosa amo dell'Italia? Il cibo e la gente: del cibo mi piacciono in particolare il formaggio grana e la pasta; delle persone, invece, il carattere espansivo e accogliente. Poi, apprezzo molto anche i paesaggi dell'Italia, le spiagge del Sud e le montagne delle Alpi, dove vado anche a fare Snowboard.

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